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	<title>Receiving Me? &#187; Maestro Andrea Aguzzi</title>
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	<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 20:08:00 +0000</pubDate>
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		<title>Iphone and Floppy Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 21:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maestro Andrea Aguzzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fondamenta degli Ormesini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non ho l&#8217;iphone!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Attimi di panico, attimi di tensione: oggi 11 luglio in Italia si vende ufficialmente l&#8217;iphone &#8230;. E chi se ne frega?</p>
<p style="text-align: justify;">Come? Ho detto chi se ne frega? Non ce l&#8217;ho e non lo voglio? Ma scherzi? E il sado feticismo tecnologico? E il look tecnologico? E la paura di restare sotto la curva dell&#8217;innovazione?  ... <a href="http://receivingme.com/blog/archives/530">[continue]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="border-style: none" src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/07/iphone3.jpg" alt="Ipone" width="303" height="282" align="left" /><strong>Non ho l&#8217;iphone!!!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Attimi di panico, attimi di tensione: oggi 11 luglio in Italia si vende ufficialmente l&#8217;iphone &#8230;. E chi se ne frega?</p>
<p style="text-align: justify;">Come? Ho detto chi se ne frega? Non ce l&#8217;ho e non lo voglio? Ma scherzi? E il sado feticismo tecnologico? E il look tecnologico? E la paura di restare sotto la curva dell&#8217;innovazione? E il fatto di non essere trendy?</p>
<p style="text-align: justify;">Amen. Pazienza. Non ne voglio sapere! Ma perché dovrei farmi spennare così? Pagarlo il doppio che negli Stati Uniti e essere felice e con l&#8217;aggiunta di un costo di provider telefonico da matti? E ma vuoi mettere? E ma vuoi fare il paragone? Meglio! Meglio così tutti penseranno che non hai problemi, che guadagni un sacco di quattrini, che sei uno di successo &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Poveri pirla, in fin dei conti .. fanno bene a spennarvi!</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="border-style: none" src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/07/floppy4.jpg" alt="Floppy Art" width="315" height="309" align="left" /><br />
<span style="color: #ffffff;"> *</span><br />
<strong>Che fare coi floppy disk?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;epoca del riciclaggio, nell&#8217;epoca del politically correct, nell&#8217;epoca del &#8220;volemose bene&#8221; un fantasma si aggira tra gli informatici: che fare con le pile, le montagne di floppy disk?</p>
<p style="text-align: justify;">Povero floppy. Tanto usato. Tanto amato. Tanto coccolato nel passato, sei stato rapidamente cancellato da quelle piccole, miserabili, cimici delle chiavette hardware. E adesso? Che dare di voi, povere masse di memoria? Poveri costrutti ROM alterabili. Che ne sarà di voi? Abbandonati nella.</p>
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		<title>CosaBrava</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 02:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maestro Andrea Aguzzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fondamenta degli Ormesini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa Brava - Fred Frith - 9 aprile 2008 a Venezia</p>
<p style="text-align: justify;">In esclusiva per la rassegna veneziana di musiche contemporanee Risonanze il 9 aprile si è esibito, unica data italiana, il nuovo gruppo &#8220;avant-rock&#8221; di Fred Frith e Zeena Parkins: Cosa Brava.</p>
<p style="text-align: justify;">La loro nuova creatura ha un nome italiano, Cosa Brava e unisce idealmente due &#8220;coppie&#8221;. A  ... <a href="http://receivingme.com/blog/archives/358">[continue]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="border-style: none" src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/04/concert.jpg" alt="CosaBrava" width="261" height="196" align="left" />Cosa Brava - Fred Frith - 9 aprile 2008 a Venezia</p>
<p style="text-align: justify;">In esclusiva per la rassegna veneziana di musiche contemporanee Risonanze il 9 aprile si è esibito, unica data italiana, il nuovo gruppo &#8220;avant-rock&#8221; di Fred Frith e Zeena Parkins: Cosa Brava.</p>
<p style="text-align: justify;">La loro nuova creatura ha un nome italiano, Cosa Brava e unisce idealmente due &#8220;coppie&#8221;. A Frith e all&#8217;arpista Zeena Parkins [già complici negli indimenticabili Skeleton Crew] si uniscono la violinista Carla Kihlstedt e il batterista Matthias Bossi, a loro volta compagni di avventura negli Sleepytime Gorilla Museum, sapientemente &#8220;miscelati&#8221; da The Norman Conquest al mixer. Cosa Brava è <img style="border-style: none" src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/04/concert2.jpg" alt="CosaBrava" width="260" height="197" align="left" />&#8220;a rock&#8217;roll band&#8221;, e in concerto lo ha abbondantemente dimostrato. Frith e soci hanno presentato un rock d&#8217;avanguardia, in cui forma canzone, nuove sonorità, tempi dispari, idee progressive alla Henry Cow e improvvisazione si sono fuse in un magma sonoro forte, coinvolgente e intenso. Un grande concerto culminato con l&#8217;ovazione del pubblico (il Teatro delle Fondamenta Nuove era pieno) e la palese soddisfazione dei musicisti, tutti di eccellente bravura, che hanno regalato ben 5 bis.</p>
<p style="text-align: justify;">Aspetto con ansia l&#8217;uscita discografica su cd.</p>
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		<title>Riflessi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 22:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maestro Andrea Aguzzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fondamenta degli Ormesini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="text-align: justify;">Borges sa che ogni uomo ha il suo doppio, il suo clone, la sua visione speculare e antitetica. Ogni uomo lo sa e teme questo e cerca di evitare se stesso per tutta la vita. Ma esiste un posto, unico al mondo dove gli opposti convergono, dove le rette parallele inevitabilmente si congiungono, dove Euclide viene sconfitto. Questo posto, questa  ... <a href="http://receivingme.com/blog/archives/285">[continue]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/04/reflex01.jpg" alt="reflex01.jpg" /></p>
<p style="text-align: justify;">Borges sa che ogni uomo ha il suo doppio, il suo clone, la sua visione speculare e antitetica. Ogni uomo lo sa e teme questo e cerca di evitare se stesso per tutta la vita. Ma esiste un posto, unico al mondo dove gli opposti convergono, dove le rette parallele inevitabilmente si congiungono, dove Euclide viene sconfitto. Questo posto, questa città, che sembra uscita dalle Citta Invisibili di Calvino esiste ed è un luogo dove il cielo incontra il mare e la terra in una unione intima e naturale. Qui esistono due città, ciascuna riflessa nell&#8217;altra, ciascuna speculare all&#8217;altra. Non possono esistere da sole, la scissione qui è impossibile. Qui l&#8217;uomo incontra il suo doppio e con esso convive pacificamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Venezia sarebbe la mia fine</p>
<p><img src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/04/reflex02.jpg" alt="reflex02.jpg" /></p>
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		<title>Mario Giacomelli</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 05:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maestro Andrea Aguzzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fondamenta degli Ormesini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Mario Giacomelli (Senigallia 1925-2000) è uno dei più grandi fotografi italiani. Al 1953 risale la sua prima fotografia: &#8221; L&#8217;Approdo&#8221;. Partecipa al gruppo fotografico &#8220;Misa&#8221;, fondato da Giuseppe Cavalli (con Paolo Monti tra i teorici della &#8220;nuova fotografia italiana&#8221;). Nel 1955 vince il primo premio alla seconda mostra nazionale di fotografia di Castelfranco Veneto.Nel 1957 è inserito nella raccolta  ... <a href="http://receivingme.com/blog/archives/222">[continue]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img style="border-style: none" src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/03/smoke.jpg" alt="Mario Giacomelli" width="312" height="281" align="left" />Mario Giacomelli (Senigallia 1925-2000) è uno dei più grandi fotografi italiani. Al 1953 risale la sua prima fotografia: &#8221; L&#8217;Approdo&#8221;. Partecipa al gruppo fotografico &#8220;Misa&#8221;, fondato da Giuseppe Cavalli (con Paolo Monti tra i teorici della &#8220;nuova fotografia italiana&#8221;). Nel 1955 vince il primo premio alla seconda mostra nazionale di fotografia di Castelfranco Veneto.Nel 1957 è inserito nella raccolta &#8220;Photography Year Book, London&#8221; e nel 1958  in &#8220;U.S. Camera, First Edition, New-York&#8221;. Nel 1963, grazie a John Szarkowski, allora curatore della fotografia al M.O.M.A., Giacomelli si affaccia al panorama internzionale con la serie Scanno (1957), con l&#8217;inserimento nel libro &#8220;Looking of Photography&#8221; del 1973. Sempre del 1957 è la serie &#8220;Lourdes&#8221; seguita, nel 1958, da &#8220;Zingari&#8221;, &#8220;Puglia&#8221; e, nel 1959, &#8220;Loreto&#8221;. Seguono le immagini di &#8221; Mattatoio&#8221; e &#8221; Io non ho mani che mi accarezzino il viso&#8221; (1961-1963). Risale agli anni 1964-66 &#8220;La buona terra&#8221;, seguita da &#8220;Caroline Branson&#8221; del 1971-73. Su testi del poeta Permunian si fonda &#8220;Il Teatro della neve&#8221; (1985-87) seguita da &#8220;Ninna Nanna&#8221; e &#8220;A Silvia&#8221; (1987-88). Tra i lavori più recenti ricordiamo: &#8220;Il mare dei miei ricordi&#8221; (1991-94), &#8220;Io sono nessuno&#8221; (1994-95) su testi di Emily Dickinson fino ad arrivare a &#8220;Questo ricordo lo vorrei raccontare&#8221; (1998-2000) e &#8220;Bando&#8221; (1998-99) ciclo ispirato ad una poesia di Sergio Corazzini. Nel 1963 inizia ad esporre a livello internazionale, dalla Photokina di Colonia, al MOMA di New York (1964), dal Metropolitan di New York (1967) alla Bibliothèque Nationale di Parigi (1972), dal Victoria &amp; <img style="border-style: none" src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/03/giacomelli2.jpg" alt="Mario Giacomelli" width="254" height="330" align="left" />Albert Museum di Londra (1975) al Visual Studies Workshop di Rochester (1979) e poi Venezia, Providence, Parma, Mosca, Arles, Amsterdam, Tolosa, Bologna, Londra, Rivoli fino alle recenti antologiche di Empoli, Losanna e Roma.1954-1956, Vita d&#8217;ospizio: Mario Giacomelli vive l&#8217;ospizio da quando, da piccolo, seguiva la madre che per necessità vi lavorava. La storia d&#8217;amore infinito con i vecchi dell&#8217;ospizio senigalliese sono rimandi invisibili sul filo dell&#8217;esperienza.1966-1968, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi: immagini portate al limite dell&#8217;astrazione; la carne viene &#8220;bruciata&#8221; dal lampo del flash e le rughe dei volti sono le stesse della terra, le immagini rarefatte sono pervase da un profondo lirismo liciniano.&#8221;Non è facile fotografare la vita d&#8217;ospizio&#8230;Quella mamma che aspetta il figlio da tre anni e che mi prende la mano quando le porto le caramelle per vederla per un attimo felice e che dice che il figlio ha tanto da fare che non può venire a trovarla&#8230;Vado all&#8217;ospizio per un mio bisogno interiore. In alcune immagini con il bianco ho tolto la materia, togliendo i particolari distruggo la realtà; le deformazioni, le sfocature tolgono il troppo vero per rimuovere la poesia. Non ho fatto belle immagini, mi sono solo nascosto in un posto che altri chiamano ospizio e che per me era un grosso specchio che permetteva di guardarmi dentro&#8230;sentivo quindi che le mie paure non erano cose inventate ma cose che io già vivevo e delle quali ero prigioniero&#8221;.Dal 1955, terra e paesaggio: sono tagli come le pieghe che l&#8217;uomo ha nelle sue mani, come le rughe dei vecchi dell&#8217;ospizio, come le lacerazioni della natura e dell&#8217;umanità, determinate dal flusso traumatico del tempo.&#8221;Io non ritraggo paesaggi, ma i segni e la memoria dell&#8217;esistenza&#8221;.1961-1963, Io non ho mani che mi accarezzino il volto: in questa serie fantastica dei &#8220;pretini&#8221; riprese nel seminario vescovile di Senigallia, le immagini sono sospese, le tonache gonfiate come piccole mongolfiere e la trasgressione iconica di Giacomelli raggiunge il vertice dell&#8217;astrazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img style="border-style: none" src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/03/kiss2.jpg" alt="kiss" width="313" height="238" align="left" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">1964-1966, La buona terra: una saga epica, scandita dal trascorrere dei cicli, delle stagioni, caratterizzata dall&#8217;antico rituale contadino. Le immagini si sviluppano sul filo del reportage-racconto con la partecipazione di Giacomelli che dopo l&#8217;ambientazione socializza con i protagonisti, li segue nei lavori dei campi e nei momenti di festa. Ancora una volta non è un documento realista di intenti politico-sociali, ma una rivisitazione del tempo, del ricordo e della memoria contadina.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">1971-1973, Caroline Branson: tratta da Spoon River Antology di Edgar Lee Master, una storia d&#8217;amore densa di significati, sostenuta da segni graffianti, da elementi naturalistici, quasi a sottolineare la drammaticità della storia, in un alternarsi di immagini suggestive, di forte impatto emozionale, &#8220;caricate&#8221; con la doppia esposizione. Anche qui, nel pretesto della storia senigalliese, ecco l&#8217;intensità della notte cosmica, del buio dei ricordi, dell&#8217;assenza/presenza dello spazio-tempo.La fotografia di Giacomelli è quindi una trasformazione di intime convinzioni; un realismo magico filtrato dal ricordo ed intriso di poesia. Immagini come autoanalisi, come specchio dell&#8217;esistenza che attingono nei viaggi dei territori immaginari dei suoi spazi interiori.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La fotografia è per lui una rievocazione di interessi che spaziano, nella sua terra, nei cicli e nelle stagioni della vita e della comunicazione. Sono reticoli di memorie, riporti quasi invisibili del suo universo mentale che gli permettono di vivere nelle pieghe della materia e in un reale immaginario, la gioia della creazione e della conoscenza. Giacomelli affronta con la fotografia temi gravi ed inquietanti e li riporta carichi di poesia, nella loro dignità originaria, senza dogmi ideologici o stilemi accademici. Rifugge dalle presunzioni, abbastanza usuali tra gli artisti contemporanei; sa che il dovere di ogni ricerca è di ritrovare l&#8217;autenticità di un rapporto con i vari aspetti della vita, conoscere i legami tra le forme espressive e recuperare l&#8217;influenza del nostro patrimonio e della nostra origine. Subisce la desolata impotenza dell&#8217;uomo di fronte alla deformità e al male; i suoi segni fotografici trasmettono queste sensazioni. Con immagini accentuate dai contrasti luminosi, dagli sfocati, dagli ingrandimenti della grana, intende superare l&#8217;angoscia del dolore e della solitudine per trasmetterci sempre un messaggio di speranza. &#8221; [...] Mi interessa la gioia che ho provato nel momento in cui ho scattato, la tensione che ho avuto di fronte all&#8217;immagine. Ecco, da quel momento l&#8217;immagine non muore più, rimane dopo la mia morte&#8230;Vorrei fuggire da questa realtà ed entrare in quella inutile della poesia&#8221;.(Fonti critico-biografiche di Enzo Carli)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IKONA GALLERY</strong><br />
Campo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909 – Venezia</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TITOLO DELLA MOSTRA</strong> fotografie di MARIO GIACOMELLI<br />
<strong> LUOGO</strong> Ikona VeneziaCampo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909<br />
<strong> INAUGURAZIONE</strong> Giovedi 27 marzo, 2008<br />
<strong> DURATA</strong> dal 27 marzo al 24 maggio 2008<br />
<strong> ORARIO</strong> dalle 11.00 alle 19.00 &#8212; chiuso il sabato<br />
<strong> MOSTRA A CURA</strong> DI Živa Kraus, Ikona Photo Gallery<br />
<strong> in collaborazione con</strong> Comune di Venezia Beni, Attività e Produzioni CulturaliMusei Civici Veneziani - Museo Fortuny</p>
<p style="text-align: justify;">Il 27 marzo 2008, alle ore 18, verrà inaugurata a Venezia nella sede di IKONA PHOTO GALLERY in Campo del Ghetto Nuovo la mostra di MARIO GIACOMELLI.</p>
<p class="MsoNormal">La mostra è composta da 24 fotografie che raccontano in modo intimo il lavoro di Mario Giacomelli.</p>
<p>La mostra è curata da ŽIVA KRAUS fondatrice e direttrice di Ikona Photo Gallery dal 1979.PER INORMAZIONI: IKONA VENEZIA tel. +39 0415289387 <a href="mailto:mail@ikonavenezia.com">mail@ikonavenezia.com</a></p>
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		<title>fondamenta dei ormesini</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 06:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maestro Andrea Aguzzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fondamenta degli Ormesini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>   Fondamenta degli Ormesini. Gli ormesini erano certi drappi di seta originari da Ormus in Asia. A Venezia al tempo della Serenissima era proibito qualsiasi tipo di stoffa foresta eccetto le &#8220;canevazze&#8221; da Napoli e gli &#8220;ormesini&#8221; da Firenze.</p>
<p> &#8220;ormesin, tessuto legero de seda, che vegneva da l&#8217;Oriente e che i tessitori venessiani che gaveva inparà a imitar a eà  ... <a href="http://receivingme.com/blog/archives/147">[continue]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/03/fondamenta7.jpg" alt="fondamenta7.jpg" />   Fondamenta degli Ormesini. Gli ormesini erano certi drappi di seta originari da Ormus in Asia. A Venezia al tempo della Serenissima era proibito qualsiasi tipo di stoffa foresta eccetto le &#8220;canevazze&#8221; da Napoli e gli &#8220;ormesini&#8221; da Firenze.</p>
<p><img src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/03/fondamenta6.jpg" alt="fondamenta6.jpg" /> &#8220;ormesin, tessuto legero de seda, che vegneva da l&#8217;Oriente e che i tessitori venessiani che gaveva inparà a imitar a eà perfession sto tesuto i ghe ne ga ciapà el nome dàndogheo a so volta al ponte dove i teneva botega.&#8221;</p>
<p><img src="http://receivingme.com/blog/wp-content/uploads/2008/03/fondamenta5.jpg" alt="fondamenta5.jpg" /></p>
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		<title>foto e video</title>
		<link>http://receivingme.com/blog/archives/68</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 04:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maestro Andrea Aguzzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fondamenta degli Ormesini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;The Dream of the Sad Minstrel&#8221; suona il Maestro Angelo Barricelli
Musiche di Fausto Bottai</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; sera. Un menestrello triste sogna, sogna una antica citta&#8217;, citta&#8217; di mercanti, di spezie, dove l&#8217;acqua scorre nei canali al posto delle strade. Ma il menestrello sa che lui e&#8217; un sogno, il sogno del chitarrista che suona la musica a lui dedicata, che e&#8217; il  ... <a href="http://receivingme.com/blog/archives/68">[continue]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;The Dream of the Sad Minstrel&#8221; suona il Maestro Angelo Barricelli<br />
Musiche di Fausto Bottai</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; sera. Un menestrello triste sogna, sogna una antica citta&#8217;, citta&#8217; di mercanti, di spezie, dove l&#8217;acqua scorre nei canali al posto delle strade. Ma il menestrello sa che lui e&#8217; un sogno, il sogno del chitarrista che suona la musica a lui dedicata, che e&#8217; il sogno del compositore che scritto la musica pensata per i chitarrista e il menestrello. Ma anche il compositore sa che e&#8217; un sogno, il sogno di una antica citta&#8217;, citta&#8217; di mercanti, di spezie, dove l&#8217;acqua scorre nei canali al posto delle strade. Venezia.<br />
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foto e video di Andrea Aguzzi</p>
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